Non poniamoci perchè…

di Carmine Siniscalco, gallerista
Mezzo polacco da parte paterna, nordico solare, disposto al sorriso, elegante da ricercata trascuratezza, alto e magro, radici educate, si sente l’origine non proletaria, Andrea Pacanowski si presenta con una serie di lavori che dichiara opere fotografiche, nate da una ricerca attenta e sofisticata da lui condotta su questo mezzo espressivo ormai internazionalmente riconosciuto ed adottato tra gli strumenti del fare arte. Una ricerca che ebbe inizio quando decise di abbandonare il glamour della moda, con cui aveva iniziato il suo lavoro di fotografo prima di sentirsi chiamato a lidi più alti ed intellettuali alture. Non chiediamogli ora il segreto della ricetta alchemica con cui raggiunge risultati che hanno soprattutto il merito di essere “unici”, nel senso del non visto e non assimilabile a quanto si ritrova oggi tra gli artisti che adoperano il mezzo fotografico. Non perchè il Pacanowski si rifiuti di aprire il suo taccuino di appunti e di dare spiegazioni , perchè anzi ,essendo persona gentile e di nobile genìa, dà subito l’impressione di essere disponibile ad una sommaria lezione per illustrare il procedimento che gli permette di realizzare le opere che una alla volta intanto ci sottopone. E’ un po’ un prestigiatore che conosce il suo gioco e naturalmente se ne guarda bene dal rivelarlo ai neofiti che pensano di trovarsi di fronte ad un procedimento complesso in grado di assicurare gli inattesi risultati raggiunti e si sentono invece dire che si tratta di semplici “fo to gra fie”. Alla vernice della sua esposizione allo Studio S – Arte Contemporanea, un Andrea in grigio, che molto ricordava i suoi inizi di haute couture ha intrattenuto con sorrisi accattivanti e compiacenti in particolare le gentili signore che hanno posto tante domande finendo col non capire nulla delle pur semplici spiegazioni tecniche dell’artista. Titolare della galleria, alle loro incertezze ed ai loro dubbi, ho tentato di rispondere io arrampicandomi sugli specchi pur essendo stato istruito in merito più di una volta, ma la mia lapidaria spiegazione si esauriva in un “sono semplici fotografie di soggetti scelti dall’artista contaminati da interventi pittorici di sua mano che entrano a far parte del set fotografato”. Spiegazione un po’ criptica ma accettata per non fare brutta figura. In sincerità, ora, lasciando da parte gli scherzi, devo dire che è impossibile non capire di cosa si tratti sentendo parlare il Pacanowski, professionista serio ed impegnato, non si può non capire, ma non si deve farlo: non è necessario smontare un monumento innalzato alla bellezza per controllarne le diverse fasi di creazione e studiarne i particolari. Pacanowski ci invita ad entrare nel suo mondo fatto di realtà tangibili, trasformate, arricchite dal suo apporto d’artista, e seguiamolo allora pronti ad afferrarne la bellezza ammirandone l’armonia e l’ispirazione e rispettandone il processo creativo e quello esecutivo. Senza porre a noi stessi tanti perché . E soprattutto senza porli all’interessato. Sono fotografie uniche, apprezziamole, e ringraziamo l’autore.
Never ask why…
by Carmine Siniscalco, gallery manager
Half Polish, from father side, radiant Nordic, well-disposed to smiling, elegant through his refined nonchalance, tall and thin, well brought-up, clearly without proletarian origin, Andrea Pacanowski shows up with a series of art works defined as photos, which come out from an accurate and sophisticated study made in this means of expression internationally known by now and adopted as a instrument of art making. This project begins when he decided to drop the glamour of fashion, starting point of his career as photographer, because he felt attracted by intellectually higher contexts. Let’s not ask him now the secret of his alchemy receipt whose outcome has his major merit of being “unique”, in the sense of not seen and not linked to what is found nowadays among the artists that use photography as a means. This is not because Pacanowski refuses to open his notebook and give explanations, on the contrary, due to his kindness and noble genius, he immediately gives the impression to be ready to give a brief lesson in order to explain the process used to produce the works that in the meantime he shows one by one. He is almost a conjurer that knows his game and obviously refuses to reveal it to the newcomer, who thinks to be in front of a complex process that leads to such unexpected results but is simply told that they are just “pho to gra phs”. During the opening of his exhibition at Studio S – Contemporary Art Andrea Pacanowski, dressed in grey reminding his past in the Haute couture, entertained with a winning and pleasing smile mostly kind women who asked a lot of questions but did not understand anything in the end of the simple technical explanations given by the artist. As owner of the gallery, I tried hard to answer to their incertitude and doubts even if I had already been instructed on the issue more then once, but my lapidary explanation end up being “they are just photographs of subjects chosen by the artist contaminated by painting interventions made by him that become part of the shooting set”. Slightly cryptic explanation, accepted to not make a bad impression. Now sincerely, leaving the jokes behind, I must say that it is impossible not to understand what it is about when listening to Pacanowski, a serious and committed professional, it is impossible not to understand but we should not do it: it is not necessary to dismantle a monument raised to beauty to check the different stages of the construction and examine the details. Pacanowski invites us to enter in his world made of tangible reality, modified, enriched by the artist’s touch, therefore let us follow him ready to feel the beauty, admiring the harmony and the inspiration and respecting the creative and executive processes. Without asking to ourselves too many why. And especially without asking them to him. We are talking about unique photographs, let’s appreciate them and thank their author.